MUSEO DELLA FOLLIA - da GOYA a BACON

 
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a cura di Vittorio Sgarbi

SALÒ (BS) 11 MARZO - 19 NOVEMBRE 2017

Con il pittore spagnolo Francisco Goya (1746–1828), la dimensione della follia entra nell’arte come comportamento esistenziale e opposizione al mondo, alla normalità, quasi una richiesta esplicita di riconoscimento. Fino ad allora l’artista aveva conquistato lo spazio solitario e meditativo della malinconia, come temperamento caratteriale. ma la follia era sconvolgimento romantico, urlo, ribellione e viaggio in una dimensione umana incognita. Non a caso a Salò nello spazio del museo della città di Salò, lo splendido e moderno MuSa, si è appena inaugurata una ulteriore tappa del “Museo della Follia” a cura di Vittorio Sgarbi, che apre proprio con Goya per arrivare, con opere straordinarie al pittore irlandese Francis Bacon (1909–1992). La mostra aperta l’11 marzo chiuderà il 19 novembre 2017. Va detto subito che non si tratta di una esposizione che trasferisce quelle ben note, che hanno avuto uno straordinario successo di pubblico, di Mantova (Palazzo della Ragione, 18 maggio 2015-10 gennaio 2016) e Catania (Castello Ursino, 22 aprile 2016-12 febbraio 2017), ma, pur collegandosi a questi precedenti, è una nuova e diversa tappa di un percorso che è anche ricerca, reperimento di nuove opere e presentazione di problematiche che vengono arricchite ed approfondite, legandole anche ai luoghi e alla storia locale, proprio come un museo come quello di Salò, legato all'identità della città, ai suoi tesori, al suo contributo alla storia nazionale, richiede. L’allestimento è sempre spettacolare ed induce il visitatore ad un percorso che è anche cammino nella profondità dell’oscurità della coscienza e dell’essere, per incontrare pitture, sculture, oggetti ed immagini che si impongono come visioni, come apparizioni che creano emozioni forti, create dalla presenza di capolavori di artisti che hanno vissuto la loro ricerca nell’arte e nel proprio profondo come una avventura senza limiti e senza regole, come una unione inscindibile tra vita e comunicazione creativa. Ben prima dei casi clamorosi di Van Gogh e di Ligabue, molti altri artisti si sono espressi attraverso una lingua visionaria e allucinata. In mostra alcuni capolavori dei “grandi” della storia dell’arte internazionale, come Francisco Goya, Antonio Mancini, Adolfo Wildt, Fausto Pirandello, Pietro Ghizzardi, Francis Bacon e Jean-Michel Basquiat (1960–1988). Ma non si tratta solo di arte, poiché il tema tocca nervi scoperti in ciascuno di noi, per cui Vittorio Sgarbi presenta la mostra come: «Un repertorio, senza proclami, senza manifesti, senza denunce. Uomini e donne come noi, sfortunati, umiliati, isolati. E ancora vivi nella incredula disperazione dei loro sguardi. Condannati senza colpa, incriminati senza reati per il solo destino di essere diversi, cioè individui. “Diventa così icona della mostra la “Stanza della Griglia”, di fronte a un consumato Bill Evans, intento a suonare il piano, si pone un reticolo lungo 50 metri in cui sono posti in bella mostra più di novanta ritratti di pazienti di ex ospedali psichiatrici, lastre illuminate da una luce al neon ritrovate nelle cartelle cliniche di alcuni ex manicomi.
Augusto Agosta Tota, con la Fondazione Archivio Antonio Ligabue Parma – Archivio dal 1983 associata ufficialmente alla Fondazione Cavallini-Sgarbi, ha concesso le opere - dipinti e sculture - di Antonio Ligabue e patrocinato la manifestazione. Antonio Ligabue è equiparato ai grandi artisti presenti e la sua vicenda umana, fuori da ogni leggenda, viene riscattata da un’arte visionaria di straordinaria ed ancor attuale vitalità, per cui a lui è dedicato uno spazio straordinario con una esposizione che potremmo definire, pur nell’ambito complessivo dell’esposizione, di una “personale”, con oli e sculture.